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Il Martirio della Bellezza: Valutare San Sebastiano come Icona Gay nelle Arti Visive

Spannenburg.Art, Almere

La trasformazione di San Sebastiano da soldato romano a icona queer è una testimonianza del potere della reinvenzione estetica. In questo articolo, Arjan Spannenburg ripercorre il suo viaggio dagli ideali anatomici rinascimentali nell'opera di Mantegna all'estasi sensuale che si ritrova in Sodoma. Conclude con l'approccio fotografico contemporaneo di Arjan Spannenburg, che sostituisce le frecce fisiche con il peso psicologico dell'identità, offrendo un santuario moderno per la "vita nascosta" e la resilienza dell'esperienza queer.

Un confronto storico-artistico in quattro pannelli di San Sebastiano, che mostra la transizione dallo stoicismo architettonico rinascimentale e dall'estasi emotiva barocca alla rassegnazione stilizzata contemporanea e alla vulnerabilità psicologica.

Per comprendere appieno la preminenza di San Sebastiano nelle arti visive, occorre prima guardare oltre le frecce e addentrarsi nello sguardo di una figura che ha attraversato duemila anni di reinterpretazione. Egli è l'enigma più resiliente della storia dell'arte: un centurione romano che ha deposto la sua pesante armatura per divenire il giovane aggraziato, seminudo, che oggi rappresenta una pietra miliare dell'iconografia queer. Questa evoluzione da un ufficiale barbuto e vestito del terzo secolo a un'icona poliedrica di desiderio e sfida, non è semplicemente un cambiamento di stile, ma un profondo mutamento nel motivo per cui osserviamo la sua sofferenza. È un viaggio che inizia con il dogma religioso e culmina in una radicale rivendicazione contemporanea dell'identità.

L'Ideale Architettonico nel Rinascimento

La raffigurazione di Andrea Mantegna funge da esempio primario del passaggio rinascimentale verso la bellezza idealizzata. Collocando il santo contro le rovine dell'antichità classica, Mantegna lega il martire alla perfezione senza tempo della scultura greca.

L'uso dell'architettura classica da parte di Andrea Mantegna enfatizza il santo come monumento della perfezione umana, spostando la narrazione dalla sofferenza religiosa verso la deificazione estetica.

L'Intimità della Cura e della Sopravvivenza

Sebbene il martirio in sé sia il motivo più diffuso, la scena di Sant'Irene che cura le ferite di Sebastiano introduce una narrazione di resilienza e cura comunitaria. Nell'opera di Josse Lieferinxe, assistiamo a un passaggio dal sofferente solitario a un momento di radicale compassione.

Josse Lieferinxe, San Sebastiano guarito da Irene (circa 1497). Un dipinto su tavola che mostra Sant'Irene e le sue ancelle mentre rimuovono con cura le frecce da un Sebastiano pallido e vulnerabile, in un interno intimo e domestico.

Questa scena mette in luce la sopravvivenza del santo e il ruolo del suo benefattore, un tema che ha riconquistato una notevole rilevanza durante la crisi dell'AIDS, quando San Sebastiano fu nuovamente invocato come protettore dei malati.

L'Apice dell'Estetismo Omoerotico

Nell'epoca barocca, artisti come Sodoma spinsero i confini dell'edificazione religiosa verso il piacere sensuale. L'espressione del santo spesso sfumava il confine tra estasi spirituale e desiderio fisico, una qualità che in seguito affascinò scrittori del XIX secolo come Oscar Wilde.

Sodoma, San Sebastiano (1525). Un olio su tela custodito agli Uffizi, raffigurante un giovane dalla chioma riccia e dai tratti femminili, che volge lo sguardo al cielo con un'espressione di estatica resa, mentre un angelo scende.

L'interpretazione di Sodoma è spesso citata come un punto di svolta in cui i tratti "femminili" del martire e il suo sguardo estatico ne hanno consolidato lo status di oggetto di desiderio omoerotico.

Arjan Spannenburg: Dal Trauma Fisico alla Rassegnazione Psicologica

Arjan Spannenburg è attratto da San Sebastiano non per il dogma religioso, ma per il profondo sottotesto psicologico del mito. La sua opera, in particolare "Saint Sebastian", si discosta dalla rappresentazione letterale delle frecce, spesso usate nella storia come simboli del colpo "invisibile" della peste o delle "frecce del desiderio" dell'arco di Cupido.

Invece, Spannenburg si concentra sullo stato interiore dell'adolescente moderno. Utilizza ilchiaroscurole tecniche dei Maestri Antichi come Caravaggio per sottolineare la vulnerabilità della pelle su uno sfondo scuro e minaccioso. Per Spannenburg, le "frecce" sono le pressioni invisibili dell'identità contemporanea e il momento dell'accettazione del proprio vero sé di fronte al giudizio esterno. Rimuovendo le armi fisiche, invita lo spettatore a vedere la resilienza nello sguardo del modello, riecheggiando la narrazione della "vita nascosta" e del "coming out" che da tempo collega il santo all'esperienza queer.

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